L’avrete letto un po’ ovunque in questi giorni: la mail, l’e-mail..anzi no, la “email” (cosi ha decretato lo scorso anno l’Associated Press Stylebook: si scrive tuttattacata e-senza trattino) compie la bella età di quarant’anni. Potesse l’email scrivere un libro sarebbe facile intuirne il titolo: “I miei primi quarant’anni“. Dato che probabilmente questo non succederà possiamo provare a dire qualcosa noi.
Da giocatore appassionato di Monopoli ho sempre considerato l’email un po’ come i due mazzi di carte che stanno nel mezzo del quadrato di gioco: imprevisti e probabilità. Lanciare il programma di posta elettronica, osservare la baretta del download email che avanzava più o meno velocemente, a seconda dei giorni ma anche del momento della giornata era, almeno i primi tempi, qualcosa di emozionante. Poi man mano che la pratica e l’abitudine ha preso il posto della sfera emotiva era più che altro un immaginare nel tempo del download come si sarebbe messa la giornata lavorativa. Un vecchio adagio recita “il buongiorno si vede dal mattino”: ora sarebbe più giusto dire “il buongiorno si vede dalle email”. Imprevisti o probabilità dunque? Problemi oppure opportunità? Di tutto un po’. Certamente una buona parte di spam, problema assolutamento non risolto. Sorvoliamo.
Nella recente stora della email abbiamo anche assistito a delle mode nel suo utilizzo che più o meno hanno preso piede e che invece di semplificare hanno ancor più contribuito a intasare la nostra bella schermata principale. Uno tra tutti, tuttora molto in voga, è il “cc”. Ha detto bene Riccardo Luna nel suo recente articolo per Repubblica.it: “Il cc… – … negli ultimi anni si è aggiunta la pratica aziendale del “cc”: mettere quanti più colleghi in “copia conoscenza” di un certo contenuto. Un modo per precostituirsi un alibi. Come a dire: lo sapevate tutti cosa stavo facendo. O almeno avreste dovuto saperlo se aveste aperto la mail che vi ho inviato in “cc”. Naturalmente non finisce qui: perché a volte qualcuno inizia a rispondere a queste email con dentro decine di destinatari in “cc”, generando altre email e altri “cc”. Eh si Riccardo, ben detto. Bei tempi quando la Netiquette era ancora considerata punto di riferimento per una giusta e corretta comunicazione online. Per non parlare delle inutili quanto fastidiose email che ti chiedono conferma lettura o richiedono direttamente e senza alcun pudore una mail di ritorno per confermarne la ricezione . Diaboliche! E incredibile ma vero c’è chi ancora contribuisce a generare l’ansia da email.
Per riderci un po’ sopra - unica speranza di salvezza – sono andato a rileggermi un mio editoriale del 1998 (quattordici anni or sono…) nel quale già avevo puntato il dito proprio su questo aspetto che non sembra voglia ridimensionarsi. Mi permetto di riportarne un brano: ” Ok, ok, l’interattività mi va bene, ma perdere del tempo dietro a delle email ripiene di nulla non mi va per niente bene. Già viviamo centrifugati dentro una vita e un lavoro fatto di tecnologie che ti pressano ad ogni istante, con un’orologio che non ha più solo minuti e secondi ma anche centesimi e millesimi. Siamo continuamente bombardati da di-don di-don di-don, il suono allucinante che testimonia l’arrivo di una nuova email. E così all’infinito, per tutti i download che verranno. Tutto ciò basta e avanza per generare chili di stress ( lo stress si misura in chili?! vabbè…) Invece no. La bomba esplode poi in tutto il suo fragore quando tu mi mandi una mail per dirmi che hai ricevuto la mia, di mail, così poi io sono “obbligato” a rimandarti un’altra email per confermarti che sì, ok (stress che non sei altro) ho capito che hai ricevuto la mia email; perchè se malauguratamente io non lo facessi, tu, malefico, mi manderesti sicuramente un’altra email per chiedermi il perchè io non abbia risposto alla tua di mail e quindi mi troverei con ben DUE email non risposte. Risultato?!? Tu mi rimanderesti nuovamente la prima email (e fanno TRE) dicendomi innocentemente..ehm, scusa eh .. maaa.. dato che non ho avuto risposta alla mia mail di conferma ti invio di nuovo anche la mia prima email così sono sicuro che arriva. Non è che puoi inviarmi email di conferma?! – SIGH!! “
Nowadays, non mi pare la situazione sia migliorata. Certo, si sono forse ridotte le richieste di conferma, ma altri capitoli terrificanti sono stati scritti riguardo il pessimo utilizzo di questa killer application che sembrava dovesse pian piano scomparire, divorata da tutti gli altri sistemi di comunicazione avanzata, a partire dai social newtork, smartphones e compagnia bella. Invece, con la modica cifra di quasi 110 triliardi di invii nel 2010 la nostra chiocciolina viaggia velocissima come e più di prima. Poi, che noi prestiamo attenzione a quanto c’è scritto dentro è un altro discorso: questo attiene innanzitutto alla nostra capacità di saper scrivere una email e di crearci una sorta di “rating” che possa catalogarci come bravi o cattivi scrittori di email. Molto, molto importante. Il nostro destinatario avrà vita più facile nel capire se aprire e prestarci attenzione oppure, come a Monopoli appunto, spedirci direttamente al VIA… ops, volevo dire al cestino. Che le aziende ne tengano ben conto…
E siccome repetita iuvant concludo come ho concluso il pezzo di cui sopra. Sono passati quasi quindici anni ma il comportamento generale mi pare più o meno lo stesso e la netiquette mi pare sia rimasta un bel decalogo appeso da qualche parte con tanta polvere sopra: “Non confondiamo l’uso quantitativo della email con quello qualitativo. Non c’è una minimum quantity giornaliera di email da inviare per garantirvi un posto nell’Olimpo delle aziende in termini di attenzione, presenza o risposta: il WebMarketing (o digital marketing nella più moderna e ampia accezione del termine , nda) è cosa un po’ diversa. Al cliente, ma anche solo all’amico o al collega di lavoro, dovremo certamente far sentire la nostra “amorevole” presenza. Ma possibilmente senza travolgerlo..”
Buona email a tutti!!
Alberto Bregani



